Lavori in corso

(30 giugno 2011)

...continua

MARIO AGOSTINELLI

Acqua, energia, beni comuni:
un referendum sulla vita

Quattro sì per il referendum: beni e servizi comuni, la tutela del pianeta

(08 giugno 2011)...

GIANCARLA CODRIGNANI

Parola d'ordine: se non ora quando?

È bastato uno slogan ("se non ora quando?") per realizzare in ogni città un minimo di intesa su ora e luogo d'incontro e le donne sono arrivate, ovunque con largo anticipo e senza carte di identità politica. Trasversali. Coerenti con gli obiettivi.

(15 febbraio 2011)...

RUBINA VASI

C'è tutto un mondo intorno

Fuori tutto cambia, ma è difficile farlo raccontare ... per una responsabilità civile di tutte le belle menti

(16 febbraio 2011)...

ROSSANA DI FAZIO

A proposito di donne

Bello il museo del Novecento, una festa per la città di Milano: ma ci sono quattro piani di opere e solo due artiste...

(01 febbraio 2011)...

Lavori in Corso

I numeri delle donne

Umberto Eco ,

Les sémaphores sous la pluie (I)

1. Nominare
La prima tecnica è la forma più semplice, si nomina la cosa, e ne abbiamo già parlato a proposito delle sedicimila leghe di Cendrars. Però, nominando qualcosa, non se ne avrebbe immagine se la nostra competenza lessicale non ci fornisse una definizione che già a livello dizionariale comprende qualità visibili. Per esempio vediamo questo passo in Sylvie di Nerval: «La tante de Sylvie habitait une petite chaumière bâtie en pierres de grès inégales que revêtaient des treillages de houblon et de vigne vierge» che io ho tradotto come «La zia di Sylvie abitava in una casetta di pietra dai tetti di stoppia, ingraticciata di luppolo e di vite selvatica». In francese la descrizione è perfetta e un buon disegnatore potrebbe riprodurre la casa della zia ma il problema si pone al traduttore, perché il termine francese suggerisce almeno sei proprietà visive: la chaumière è una casa, piccola, a un piano, di pietra, dai tetti di stoppia, ovviamente umile. Impossibile dirlo in italiano con una sola parola, specie se si deve aggiungere che era costruita in arenaria, e ad opus incertum. Qui il traduttore o salva il ritmo e la concisione dell'originale, e perde parte dell'ipotiposi, o esplicita il contenuto del termine, e trasforma una traduzione letteraria in un articolo di enciclopedia. Quindi ho scelto di far vedere le stoppie e non ho fatto vedere la disposizione delle pietre.

2. Descrizione
La seconda è la descrizione che chiamerei "formale", o ekfrasi, nel senso classico del termine. Esempi insigni di ekfrasi sono le Imagines di Filostrato e le Descriptiones di Callistrato4. Di molte opere dell'antichità, ora perdute, sappiamo qualcosa solo attraverso quelle fedelissime descrizioni. In altri casi, come ci mostrano alcune edizioni critiche, proprio in base alla descrizione si è potuta individuare la statua, ancora esistente, che essa voleva far vedere. Oggi sono eccellenti esempi di ekfrasi molte analisi di quadri fatte da critici d'arte, e ne è esempio insigne la descrizione delle Meninas di Velázquez che apre Les mots et les choses di Foucault.
Forse l'esempio più celebre di ekfrasi talmente minuta che, volendo, il lettore potrebbe seguire il testo disegnando su un foglio a parte ciò che viene invitato a vedere, è la descrizione dello scudo di Achille nel canto 18 dell'Iliade. Ricorderete che procede per ben centoventi versi, e basta ricordare l'inizio:

«Fabbricò uno scudo, grande e pesante, in ogni parte adorno, e vi pose intorno un triplice bordo, luminoso, splendente, e vi attaccò un balteo d'argento. In cinque fasce era diviso lo scudo, e su di esso il dio dall'abile ingegno incise molti disegni a rilievo. Raffigurò la terra e il cielo e il mare, e poi il sole instancabile e la luna piena e tutte le costellazioni che incoronano il cielo [eccetera]
Disegnò poi due fiorenti città di uomini mortali. In una vi sono nozze e banchetti, portano per la città le spose uscite dai talami, alla luce delle fiaccole ardenti, ovunque si levano canti nuziali. Dei danzatori volteggiano [eccetera]
Intorno alla città vi sono accampati due eserciti di guerrieri che splendono in armi... Sulle mura stanno a difesa e donne e i giovani figli e gli uomini piegati dagli anni [eccetera]
Vi raffigura anche un maggese, un campo fertile e vasto, arati di fresco, e per tre volte; in esso molti aratori guidano i buoi in un senso e in un altro [eccetera]».

Eppure quando la descrizione si faccia insistita, e troppo minuta, essa ci fa perdere il senso di quel che vediamo. Credo che al limite del rischio stia la descrizione omerica, ma vediamone ora un'altra, apparentemente scientifica, di esasperata precisione, quella della Biblioteca di Babele descritta da Borges:

«L'universo, che altri chiamano la biblioteca, si compone di un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti spazi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e gli inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque bassi scaffali, in ragione di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera molto quella di una biblioteca normale.
Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un'altra galleria, identica alla prima e tutte. A destra e a sinistra del corridoio vi sono due gabinetti minuscoli... Di qui si passa alla scala a spirale che s'inabissa e s'innalza nel remoto.
[salto quasi due pagine] A ciascuna parete di ciascun esagono corrispondono cinque scaffali, ciascuno scaffale contiene trentadue libri di formato uniforme, ciascun libro è di quattrocendodieci pagine, ciascuna pagina di quaranta righe, di quaranta lettere di colore nero [seguono pagine e pagine...].
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Spazialità e testo letterario
Il globo, la mappa, le... Les sémaphores sous la...

TU COME LA VEDI?

STELLA RABIA

Editore arrabbiatissimo

Come mai se qualcuno è arrabbiatissimo non si firma? I messaggi anonimi secondo me non vengono nemmeno presi in considerazione.Può darsi che i neo-aut...

RAFFAELE MERLONI

scoraggiare

Non c'è cosa peggiore che scoraggiare a scrivere.
E'meglio la mondezza letteraria piuttosto che convincere la
gente a NON scrivere, che poi mi par...

GUIDO PERAZZI

quando l'editore

quando l'EDITORE
aspira a sviluppare
favorendo
il pensiero CRITICO,
HA VIA LIBERA
DAI POTENTI
DEL MONDO GLOBALIZZATO?
ciao da guido