MARCO SIOLI

Il collasso di Haiti

Ricostruire la lunga storia di Haiti, oggetto di proiezioni e interessi politici ed economici, senza ipocrisie e mistificazioni: anche questo è un mezzo per riscostruire-

(01 febbraio 2010)

...continua

VITTORIO BEONIO BROCCHIERI

L'oblio condiviso

E se il razzismo degli italiani, allontanato e riposto accanto al fascismo come un errore passeggero sia stato in un certo senso strutturale alla nostra identità di stato europeo? Che sia venuto il momento di pensarci?

(01 dicembre 2011)...

CAETANO VELOSO

Haiti

il testo di una canzone del '93, omaggio e lamento dedicato ad Haiti.

(13 gennaio 2010)...

ROSSANA DI FAZIO

Il mio libro di Natale

«Corri corri ragazzo corri...» Ritmo, disegno, narrazione, il romanzo a disegni di Davide Reviati è l'occasione di ripensare a che razza di patto fra le generazioni abbiamo intenzione di tentare.

(24 dicembre 2009)...

CARLA STAMPA

Ci vuole un fisico bestiale

Ci sono settimane cruciali, e ragionamenti e deduzioni che meritano di essere ricordati perchè a raccontarle poi, non ci si crede. Richiedono, anche, grande forza d'animo e nervi saldi...

(21 dicembre 2009)...

Lavori in Corso

I numeri delle donne

Umberto Eco ,

Les sémaphores sous la pluie (I)

1. Nominare
La prima tecnica è la forma più semplice, si nomina la cosa, e ne abbiamo già parlato a proposito delle sedicimila leghe di Cendrars. Però, nominando qualcosa, non se ne avrebbe immagine se la nostra competenza lessicale non ci fornisse una definizione che già a livello dizionariale comprende qualità visibili. Per esempio vediamo questo passo in Sylvie di Nerval: «La tante de Sylvie habitait une petite chaumière bâtie en pierres de grès inégales que revêtaient des treillages de houblon et de vigne vierge» che io ho tradotto come «La zia di Sylvie abitava in una casetta di pietra dai tetti di stoppia, ingraticciata di luppolo e di vite selvatica». In francese la descrizione è perfetta e un buon disegnatore potrebbe riprodurre la casa della zia ma il problema si pone al traduttore, perché il termine francese suggerisce almeno sei proprietà visive: la chaumière è una casa, piccola, a un piano, di pietra, dai tetti di stoppia, ovviamente umile. Impossibile dirlo in italiano con una sola parola, specie se si deve aggiungere che era costruita in arenaria, e ad opus incertum. Qui il traduttore o salva il ritmo e la concisione dell'originale, e perde parte dell'ipotiposi, o esplicita il contenuto del termine, e trasforma una traduzione letteraria in un articolo di enciclopedia. Quindi ho scelto di far vedere le stoppie e non ho fatto vedere la disposizione delle pietre.

2. Descrizione
La seconda è la descrizione che chiamerei "formale", o ekfrasi, nel senso classico del termine. Esempi insigni di ekfrasi sono le Imagines di Filostrato e le Descriptiones di Callistrato4. Di molte opere dell'antichità, ora perdute, sappiamo qualcosa solo attraverso quelle fedelissime descrizioni. In altri casi, come ci mostrano alcune edizioni critiche, proprio in base alla descrizione si è potuta individuare la statua, ancora esistente, che essa voleva far vedere. Oggi sono eccellenti esempi di ekfrasi molte analisi di quadri fatte da critici d'arte, e ne è esempio insigne la descrizione delle Meninas di Velázquez che apre Les mots et les choses di Foucault.
Forse l'esempio più celebre di ekfrasi talmente minuta che, volendo, il lettore potrebbe seguire il testo disegnando su un foglio a parte ciò che viene invitato a vedere, è la descrizione dello scudo di Achille nel canto 18 dell'Iliade. Ricorderete che procede per ben centoventi versi, e basta ricordare l'inizio:

«Fabbricò uno scudo, grande e pesante, in ogni parte adorno, e vi pose intorno un triplice bordo, luminoso, splendente, e vi attaccò un balteo d'argento. In cinque fasce era diviso lo scudo, e su di esso il dio dall'abile ingegno incise molti disegni a rilievo. Raffigurò la terra e il cielo e il mare, e poi il sole instancabile e la luna piena e tutte le costellazioni che incoronano il cielo [eccetera]
Disegnò poi due fiorenti città di uomini mortali. In una vi sono nozze e banchetti, portano per la città le spose uscite dai talami, alla luce delle fiaccole ardenti, ovunque si levano canti nuziali. Dei danzatori volteggiano [eccetera]
Intorno alla città vi sono accampati due eserciti di guerrieri che splendono in armi... Sulle mura stanno a difesa e donne e i giovani figli e gli uomini piegati dagli anni [eccetera]
Vi raffigura anche un maggese, un campo fertile e vasto, arati di fresco, e per tre volte; in esso molti aratori guidano i buoi in un senso e in un altro [eccetera]».

Eppure quando la descrizione si faccia insistita, e troppo minuta, essa ci fa perdere il senso di quel che vediamo. Credo che al limite del rischio stia la descrizione omerica, ma vediamone ora un'altra, apparentemente scientifica, di esasperata precisione, quella della Biblioteca di Babele descritta da Borges:

«L'universo, che altri chiamano la biblioteca, si compone di un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti spazi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e gli inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque bassi scaffali, in ragione di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera molto quella di una biblioteca normale.
Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un'altra galleria, identica alla prima e tutte. A destra e a sinistra del corridoio vi sono due gabinetti minuscoli... Di qui si passa alla scala a spirale che s'inabissa e s'innalza nel remoto.
[salto quasi due pagine] A ciascuna parete di ciascun esagono corrispondono cinque scaffali, ciascuno scaffale contiene trentadue libri di formato uniforme, ciascun libro è di quattrocendodieci pagine, ciascuna pagina di quaranta righe, di quaranta lettere di colore nero [seguono pagine e pagine...].
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Spazialità e testo letterario
Il globo, la mappa, le... Les sémaphores sous la...

TU COME LA VEDI?

MARIA TERESA PANUNZIO

codice e pin

li vedo "vuoti", come mai?

RAZZISMO O XENOFOBIA?

Per prima cosa, all'elenco dei giorni della memoria che Brocchieri ha fatto all'inizio dell'articolo ne aggiungerei due, rigorosamente ignorati dai me...

E' vero!

Sono assolutamente d'accordo con le Sue conclusioni che d'altronde sarebbe ingenuo non accettare con la documentazione alla quale Lei ha accennato. Ag...